AMBROGINO D’ORO

STELLA D'ORO CONI

Cross

Brianzolo 2026 – Il dopotappa di Carate

I PREPARATIVI

Man mano che il numero degli atleti iscritti sale, si impenna anche il buon umore.
Ci si chiama “Cari amici moschettieri,” (Borraccino); si elogia la follia di Erasmo (un tale che veniva da Rotterdam nel XV secolo) con le magliette Erasmus Legacy dei decenni passati (Scala & Co);

Erasmus o l’elogio della follia

si fanno striscioni per incoraggiare i crossisti (Chierici)

Grazie Cesare!

si reclutano i figli al campo con tanto di super babysitter (Alice Alvazzi, la figlia di Luciano);

Alice e Renatino, una certezza ed una promessa

aumenta il numero delle focacce belle unte (Giò); delle crostate/panettoni/colombe /pastiere/biscotti sardi alle spezie e sbrisolona lombarda, dei vini (ampia enoteca dagli atleti del buffet) e viene scartata la preparazione del tè che tanto quello si trova al campo.
Quando la festa incalza, è faticoso tenere a bada l’entusiasmo, è quasi impossibile appellarsi al contegno, alla discrezione, allo spirito inglese. Più facile imbottigliare un gatto che dire a un innamorato “non essere precipitoso”. Perché il desiderio è di precipitare anima e corpo proprio lì sul campo di cross di Carate per raccogliere i risultati.

Ma non abbiamo certo la faccia di chi passa un esame senza studiare perché so che molti hanno fatto le ripetute al Giuriati o le nuotate in piscina o le sedute di potenziamento al Road per predisporre i muscoli al cross

Al Giuriati per prepararsi al Cross

.

Guido avanza giuste critiche al regolamento ruspante che è bastardo dentro e ci riproponiamo di riprendere con più calma l’argomento scottante per fare proposte

Guido fatica e commenta

Menzioniamo per la cronaca, in modo anonimo, i desideri folli dei nostri crossisti, tipo bucare le gomme agli avversari e incoraggiare i bambini a giocare all’arco con le frecce per infilzare i medesimi. Ma sono retoriche da belligeranti che in realtà sono amici perché poi, finita la gara, si fanno i defaticamenti insieme a chi ti ha azzannato la caviglia sul campo. Qualcuno in chat ha proposto il controllo del nutrimento e il calcolo di quando/quanto mangiare (prima, dopo, durante) per avere una performance alta. Vediamo al ristoro come calcoleremo dispendio verso gola, misura verso dissipazione. La passione è contro le leggi dell’economia, calcola poco, dissipa molto, gode un sacco.

IL GRAN GIORNO

Nello scandalo Watergate si diceva “Follow the money”, qui nel rettilario del cross io dico “Follow the shoes”, seguite le scarpe.
Siamo 73 paia di scarpe che si fanno temere. Soprattutto le chiodate e ancor più quelle di Iazza che per fare ritmo sono senza chiodi. A quanto leggo sui giornali, pare che nelle app di incontri sia di moda l’uomo anti-performativo, il ritorno alla bellezza interiore dell’anima. Qui sul cross, oltre alla bellezza dell’anima, contempliamo la bellezza dei corpi maschili e femminili, e l’audacia della performance. Si dà tutto, si parte alla morte e si finisce stesi.

Non dico che l’ansia è palpabile perché è una ovvietà, ma osservo come viene deviata. GiPi lavora alla cassetta degli attrezzi per impiantare i suoi chiodi e confessa che serve per ingannare e placare l’attesa.

Ma lasciatemi chiodare in pace!

Max Sanga saltella sul posto e guardando l’orologio dice che registra 101 battiti. È emozionato e il suo cuore lo sa. La gioia trasuda insieme alla trepidazione per l’attesa.
Proprio Max aveva postato ieri “Sono emozionato come un bambino”.
Gianni De Santis arriva al campo e sparisce subito nel riscaldamento: il modo giusto per scaricare la tensione.
Sua moglie Ada è subito chiamata ad aiutare il ristoro: taglia focacce e salami e mi pare che sia pure contenta.

I Road hanno allestito 2 tende molto capienti e un numero congruo di tavoli per un ristoro come si deve. Firmiamo anche un cartoncino predisposto da Giò e Pino per celebrare la giornata importante e poi mettiamo i nostri nomi sullo striscione.

Ci mettiamo la firma

I cornetti portafortuna sono appesi nei gazebo insieme al tacco di Venturini. È la sua chiodata che ha calcato tutti i brianzoli fino a perdere le forme ed è stata sostituita con una nuova. Il tacco della chiodata sgangherata è finito sotto spirito, in un vaso di vetro Bormioli appeso al centro del gazebo, per propiziare la sorte.

Il tacco sotto spirito

Se qualcuno pensa che queste siano “cretinate” si ricordi che da bambini abbiamo giocato così e che da grandi dovremmo sempre ricordare che la profondità abita anche in superficie.

Il ristoro è da grande abbuffata perché come dice Giò “Dubito che resterà qualcosa considerando i pasti saltati, la fame atavica, i ragazzini e i nati affamati”.

La grande abbuffata

E Scala “Noi dobbiamo concentrarci su birra e prosecco, quello è sempre stato il nostro marchio di riconoscimento al brianzolo”. E se siamo un brand (mi par di capire i “crossisti bevitori)” è meglio difendere la fama. E Gabriella Del Pesco suggerisce che qualche società nostra vicina chiederà di botto l’iscrizione al Road vedendo come ci divertiamo e come slurpiamo.

Si brinda ma non a stomaco vuoto

Indago sul problema nutrizione: Vincenzo mi manda una bellissima foto

Un pasto leggero pre-cross

ma c’è qualche tono di malinconia nella didascalia che racconta “Caserecce integrali, pomodorini, tonno (al naturale, superfluo specificare!) il pranzo a 3h dalla festa, se non triste almeno non godereccio, ma utile, spero”. Versione dal latino: vedete come sono ridotto.

Giovanna sottolinea che ha mangiato un croissant col crudo e un toast con il philadelphia protein e ci tiene a sottolineare “protein”. In aggiunta si è nutrita, lei e il marito Pino, con il profumo delle focacce nel viaggio Milano-Carate. Lala con uova e puntarelle, Luisella con pane integrale fatto in casa e un cappuccino. La palma spetta a Iazza perché Monica dice che il simpatico marito ha aperto il frigorifero appena sveglio e ha ingollato 3 cannoncini giganteschi di Panarello. Poi deve avere mangiato anche prima della gara, ma Monica è costernata per la sparizione della pasticceria.

Lorenzo confessa che ha mangiato riso in bianco limitando il parmigiano perché Lauretta ha suggerito di non esagerare. O il parmigiano o la gara. Ma col sorriso che si vede dalla copertina del Runner’s Post Lauretta può dire quel che vuole e va bene così. Giusi ha ingollato orecchiette con cime di rapa, acciughe e peperoncino: mai cambiare abitudini prima di una gara, dicono i preparatori atletici. Sara pasta col pesto. La scrivente riso bianco perché anche io soffro la gara come se poi dovessi correre. Mi identifico coi crossisti e porto le ansie nella pelle.

Converso con Monica, Viola e Sara e mi raccontano che di solito Damiano Mauri offre le sue ultime preziose raccomandazioni in accappatoio alle tre ragazze schierare per la partenza. Questa volta ha promesso che se una di loro arriverà prima di categoria allora farà “Nove settimane e mezzo” al maschile, dietro la tenda del Road. Non vedo l’ora!

Acerbi inanella racconti della sua infanzia e si dice un sopravvissuto ma poi ribadisce che ha fatto anche il Monga. Piero, 82 anni e Pippo, 87,

Piero e Pippo i nostri veterani

sono i nostri grandi maestri.
Avvicino l’avvocato Cambareri per sentire se ha qualche anticipazione o sensazione sulla possibile vittoria ma lui, con impeccabile professionalità, afferma che non pronuncia verbo per scaramanzia prima del verdetto finale.

Pronti i ricorsi

Ma sappiamo che una aggiustatina al regolamento ci starebbe bene.

Colgo l’ansia in Ghido che dice che siamo una “squadra bellissimi”, anche il Pitton è emozionato, lui che cavalca acque, monti e pianure. Bond maglia rosa parla poco, Vincenzo è in pole position, Giacomello dice che l’emozione si vede. Eccome penso io.

Valentina torna alle gare dopo qualche tempo ed è molto felice. Si scambia con Cristiano la gioia di portare in braccio il Marchesino, il sorridente Renatino.

Il gioco del cross sdogana sentimenti che a volte chiudiamo nella scatola della memoria.  L’ansia pre-gara è nell’aria, la voglia di mordere il mondo quando si è perso o di abbracciarlo nella vittoria, cioè la rabbia e la contentezza, sono visibili. E rendere visibili, decifrabili, i nostri sentimenti ci fa essere parte del gioioso inventario del mondo.

LA GARA

Nel momento in cui scrivo non sono ancora usciti i risultati finali. Vedo che sul campo i Groani sono tesissimi a portarci via punti. Ma noi siamo bravi e allenati. All’arrivo Bond abbraccia Vincenzo, siamo nel tempo dei 22 e qualche secondo.

Bond e Vincenzo

Nella categoria donne la nostra Luisella campionessa del mondo è seconda di categoria SF70. Fabio Palmieri è primo nella categoria SM45, Christopher è fradicio si sudore e felice di aver tenuto la media 4.37. Vedo arrivare Sanga, Scala, Brillo, il direttore del Post Mauro, Iazza, Carmelo (non nell’ordine di elencazione), Calogero, le ragazze Monica, Sara e Valentina, poi Cristiano il maestro di questo successo strepitoso di partecipazione.

Un po’ di tutte e tutti
Cristiano, il leader del Gruppo Cross

Fabio dice che sarebbe potuto rimanere a Ancona (dopo aver vinto l’argento al Campionato Nazionale Master Indoor sui 3000 in 9:34) e anche accontentarsi del primo posto al brianzolo (ha vinto 5 tappe di categoria su 6), ma è voluto venire qui per dare punteggio al Road. E Riccardo Di Mattia commenta che il Road è unico. Sentite: “Ieri sera correvo con due amici di un altro gruppo sportivo e gli raccontavo ciò che facciamo noi. E loro mi fanno -ma davvero-? Quasi tutti gareggiano da singoli ma con una canottiera uguale, noi gareggiano da squadra anche se abbiamo le canotte diverse. Credo che il segreto sia tutto qui”.

Fabio e Ricky

E Pino dice: canotte diverse perchè di varie epoche… significa che abbiamo soci fedeli nonostante il passare delle mode”. La moglie Giò conferma che Pino corre con canotte del tempo passato, per affetto alle cose e all’esperienza. Giampiera è tornata da Tokyo (dopo una brillante maratona) nella notte italiana alle 4, ha fato una pastasciutta ed è venuta al brianzolo.

Io credo nel valore del singolo individuo e nello sforzo per meritarci un posto nel mondo, ma credo fermamente che sia indispensabile la solidarietà e lo spirito di squadra. Vale la pena sacrificare un pochino il nostro narcisismo se necessario per dare valore al team.  Viva il Road.

Daniela Invernizzi

NOTA BENE: Nonostante io metta gatti in bottiglia e li butti con noncuranza sulle tastiere dichiaro sotto giuramento che è solo un pensiero, non un fatto empirico. Poiché non siamo in Matrix non posso essere accusata di crimini contro il genere gattesco.

 

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