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Martesana Van Vlaanderen, il nostro Giro delle Fiandre

Inserito da ste_scal il 03/04/2018 alle 15:46 nella sezione storie

Se non avessi lasciato la ruota anteriore della mia bici nel parcheggio di partenza (e arrivo), sarebbe stata una giornata perfetta. Invece, complice la fretta, che si sa, è sempre cattiva consigliera, dopo essermi cambiato, ho caricato tutto al volo (bici e zaini) e sono partito verso casa, lasciando la ruota sul marciapiede... cazzarola!!
In verità stavo pensando già da un po’ di cambiare le ruote della mia mtb, tanto che mi viene il dubbio che Freud ci abbia messo lo zampino...

Ma procediamo con ordine. Innanzi tutto, come mai la mattina del sabato santo, prima delle otto del mattino, eravamo riuniti di fronte alla Gelateria Pirrotta in quel di Inzago, ridente (...) paesino sulla Martesana?!
Motivo semplice ma non banale: un gruppo di ragazzi locali, capitanati da Gio’ Pirrotta, organizza ormai da tre anni una 'non gara' in bici, il cui percorso si snoda per oltre 100 km tra Martesana e Adda, nel cuore della Brianza più orientale, tra sterrati, scorci stupendi e la bellezza di diciotto salite brevi ma dure (alcune durissime); dei veri e propri muri, resi duri (alcuni durissimi) a causa della pendenza, costantemente a due cifre, e del fondo stradale che, quando va bene, è un lastricato di cemento, quando va male, un inferno di ciottoli e sassi grossi come meloni, terreno su cui la bici rimbalza imbizzarrita metro dopo metro.

Niente gara, dicevamo: nessuna quota di iscrizione, nessun controllo, nessuna regola, tranne quelle prescritte dal codice della strada e dal buon senso; nessun supporto lungo il percorso (anche se, in verità, nei punti più impegnativi i volontari c’erano eccome). Un solo ristoro, in cima a uno dei muri più cattivi, da cui peraltro si transitava due volte (a consolazione molto parziale, c’è da dire che in questo modo si passa due volte anche dal ristoro: primo giro torte, nutella e marmellata; secondo giro pane e salame).
Insomma: un evento dedicato al ciclismo per il puro gusto di pedalare con il mezzo che si preferisce (bici da corsa, gravel, mtb o ciclocross) e di fare fatica in compagnia. Il tutto finanziato dal libero contributo dei partecipanti. Un solo limite: quello del numero massimo di iscritti, fissato in seicento persone e raggiunto in meno di ventiquattro ore dal momento dell’apertura delle iscrizioni. Una roba che non accade nemmeno nelle Granfondo più famose!

Dimenticavo: l’evento ha un nome, Martesana Van Vlaanderen, che di per sé non vuol dire nulla, se non richiamare la celebre e più nota Ronde Van Vlaanderen, il nome in fiammingo del Giro delle Fiandre, la classica monumento del ciclismo mondiale, che inaugura da sempre la settimana santa del pavé, che si conclude – la domenica successiva – con la Parigi Roubaix. In onore della sua sorella del Nord, il Martesana Van Vlaanderen va in scena proprio alla vigilia della Ronde, che peraltro si corre da qualche anno di più, visto che la prima edizione è datata nel lontano 1910.

Giusto per capire qual è il livello di passione degli organizzatori per il grande ciclismo del nord Europa, le salite brevi e cattive di cui ho fatto cenno sopra, non sono diciotto per caso: è tradizione, infatti, che siano 18 i Muur che vengono affrontati dai professionisti negli oltre 250 km della Ronde originale.

Ho partecipato alla prima edizione due anni fa e mi sono innamorato di questo evento. L’anno scorso è stato anche meglio e quest’anno ancora meglio dello scorso anno. Quasi un crescendo rossiniano!
Mi sono anche domandato perché la MVV mi piaccia così tanto. Mi è bastato chiedermelo per avere chiara, davanti agli occhi la risposta: 100 chilometri nel cuore della Brianza, tra sterrati e stradine semisconosciute, nessuna indicazione se non la traccia che devi portare con te, strappi e salite assassine di cui non conoscevi nemmeno l’esistenza, una buona dose di pazzia e un gruppo di amici con una grande inclinazione alle pirlate. In effetti, cosa chiedere di più?

Se poi ci mettiamo che gli amici con grande inclinazione alle pirlate sono gente del calibro del mister Scala e del Giampaolo Calegari, in arte GP, allora l’attinenza con il “mood” del Brianzolo è lampante! Insomma: una specie di super cross Brianzolo in bici!
Ma non eravamo certo solo noi tre del Road! Anzi, eravamo in tanti, tra cui alcuni veterani del cross o delle tapasciate in Brianza, quali Francesco Vitale e Daniele Belloni. E poi tanti amici di pedale, Filippo Stucchi e il suo socio Matteo, Enrico Zucchet e Simone Gualdana. Oltre al buon Paolo Visigalli che abbiamo visto in cima al quarto muro e poi direttamente al traguardo.
Insomma, un gruppo di gagliardi ragazzacci tra i 30 e i 60 anni che per sei ore si sono sfidati sui diciotto muri, ognuno con il proprio mezzo, il proprio stato di forma e le proprie gambe.

Da Inzago fin su a Merate, passando da posti bellissimi, come Crespi d’Adda, Trezzo, le centrali elettriche stile liberty di inizio del secolo scorso che si affacciano sulle alzaie e sui sistemi di chiuse progettati da quel genio di Leonardo. E poi ancora Imbersago, il traghetto, due santuari (Concesa e Madonna del Bosco), il ponte di ferro sull’Adda a Paderno e gli straordinari sentieri ciottolati ancora in buono stato di conservazione, ad esclusione di quello a Imbersago, che una mano criminale ha asfaltato poche settimane fa.
Insomma: spirito Brianzolo anche in bici, tanto che siamo partiti insieme (e questo, sebbene non difficilissimo da fare, non era poi così scontato), ma, soprattutto (e per certi versi, sorprendentemente) siamo arrivati tutti insieme!

Non si pensi che si sia trattato di una scampagnata: 105 chilometri con oltre 1.000 metri di dislivello, fatti praticamente tutti su salite che non superavano i 500 metri di lunghezza totale, non sono esattamente una gita di piacere!

Dei diciotto muri, ne voglio ricordare qualcuno. L’Hemelmuur innanzi tutto, ovvero il Muro del Paradiso, anche se in realtà è la Porta dell’Inferno: salita verticale con il fondo in cemento che di fatto apre e chiude le danze della parte più dura del percorso. E’ il primo dei muri 'hors categorie' e anche l’ultimo, dato che lo si percorre sia all’andata che al ritorno: per questo, è la “porta dell’inferno”.
Il Muro della Centrale Bertini, o Bertinicentralmuur, una rampa di garage lastricata con ciottoli da 10 chili l’uno che costeggia l’omonima centrale elettrica (anche questo 'muur' lo si percorre due volte e, magra consolazione, al culmine c’è il ristoro). Il Padernmuur, la salita più lunga, di fatto l’Oude Kwaremont de noantri, che porta i ciclisti dalla riva dell’Adda fin su al ponte di ferro di Paderno: una meraviglia di sentiero perfettamente selciato, se non fosse per le pendenze mai inferiori al 13%!
E poi, l’inedito Gruganmuur, il Koppenberg dell’Adda, una cattiveria scovata nei boschi di Calco, che ha mietuto vittime illustri (moltissimi hanno dovuto mettere piede a terra su questi ciottoli umidi e infidi, tanto che più voci vagheggiavano di rivincite da prendersi quanto prima); e infine il Muro del Santuario di Concesa, o Koncesheiligdommuur, sostanzialmente una scalinata in rovina che porta dalla chiesa di Concesa fin su al Santuario. Facile affiancarlo al celebre Muro di Grammont del Fiandre originale, anche qui la ripida salita termina in vista di una chiesetta...

Ecco, questo è il Martesana Van Vlaanderen. Di nuovo (come per il cross Brianzolo) una sfida contro noi stessi senza però prendersi troppo sul serio; e per far ciò servono gli amici che ti aspettano in cima alle salite, se non altro per prenderti in giro (“Ueh, ti sei fermato a prendere il caffè? Eppure non mi pareva che ci fosse un bar...”).
Ultima cosa: erano previsti vento, tempesta e scrosci d’acqua: il buon dio ha avuto ancora una volta pietà di noi e abbiamo pedalato sempre all’asciutto!

Il MVV non è l’unico evento del genere in Italia. Ce ne sono altri sparsi in giro. Primi fra tutti, la Coppa Asteria di Bergamo, 2 giugno, e la Muretti Madness di Firenze alla fine di ottobre. Si tratta del leggendario Trittico.
Chi lo completa non riceve praticamente nulla se non la soddisfazione di entrare di diritto del novero dei pirla di un certo livello.
Se non ci credete chiedete pure al Mister Scala e al Capitano Bucci, che lo scorso anno, avendo partecipato a tutti e tre gli eventi, hanno potuto, a buon diritto, fregiarsi del titolo. E ne parlano come di qualcosa di inestimabile valore, molto più dei loro, sommati, sette Ironman portati a termine!
Questo potrebbe essere l’anno buono per raggiungerli!

Ci si vede alla Coppa Asteria il 2 giugno!

Giuseppe ‘GiMa’ Mauri

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Trezzo d'Adda, il Muro dei Tre tornanti. Ancora si sorride... ma la porta dell'Inferno si avvicina
Trezzo d'Adda, il Muro dei Tre tornanti. Ancora si sorride... ma la porta dell'Inferno si avvicina




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