Inserito da Paolo Valenti il 17/10/2011 alle 20:38 nella sezione strada/1418/vc
Sabato si è svolta la terza edizione della 100 km Torino – Saint Vincent, ultima gara del Grand Prix Iuta: giornata fresca che si è riscaldata nel suo progredire almeno sino all’ingresso in valle ed al tratto lungo la Dora dove, complice il calar del sole, l’aria è diventata quasi fredda sino all’arrivo a Saint Vincent.
Questa 100 km, che l’anno prossimo sarà prova unica del campionato italiano Fidal, si corre su un percorso di media difficoltà, con alcune pendenze da superare e, purtroppo, con quasi metà gara su strade molto trafficate, sia nella prima parte, in uscita da Torino che, soprattutto, negli ultimi venti chilometri, aggravati per la maggior parte dei concorrenti dal sopraggiungere del buio e dallo spazio molto limitato ai bordi della statale.
Partiti in 140 ed arrivati in 121, l’ultrasquadra Road era presente con cinque elementi, Fatatis, Laurenzi, Rossi, Sasso ed il sottoscritto.
Quattro all’arrivo, purtroppo Franz si è dovuto ritirare al 50mo km, con un eccellente Dario Laurenzi che ha chiuso primo dei Road e terzo di categoria (27mo uomini), Valerio Fatatis reduce dalla 24 ore di Fano arriva al traguardo (31mo) nonostante un infortunio muscolare. Segue a distanza il sottoscritto, quarto di categoria e 64mo uomini seguito dieci minuti dopo da Piermario Sasso (70mo) reduce da un trasloco quasi notturno e quindi non in perfette condizioni fisiche.
Una nota personale: queste gare, che portano spesso il fisico e la mente ai limiti, sono sempre delle lezioni. Quando al trentesimo chilometro ho avvertito le prime fitte al quadricipite non riuscivo neanche più a camminare, altro che correre e così ho proseguito per quindici chilometri annunciando a tutti quelli che mi superavano i miei propositi di ritiro. Poi ho ripreso a corricchiare alternando alcuni minuti al passo ad altri di corsa, al sessantesimo mi sono aggregato ad un altro runner ed ho chiuso con la stessa tattica sino alla fine.
Primo, quel mio dolore era in fondo frutto di una libera scelta, correre sempre e tanto, una fortuna che non tutti hanno, ad altri il dolore è imposto da un destino non proprio amico; secondo, gli amici di tutt’Italia che mi passavano mi incitavano a tener duro (“tanto le fitte passano”); terzo, le mie risorse fisiche e mentali non sono infinite, ho tirato troppo la corda, in fondo sette giorni fa avevo fatto una 24 ore ed il conto che mi veniva presentato era giusto, fin troppo onesto.
Quindi, ho finito la gara perché, per me, era moralmente giusto ma ho imparato anche una bella lezione: adesso aspettiamo la prossima interrogazione per vedere se ho capito.
Paolo Valenti



