AMBROGINO D’ORO

STELLA D'ORO CONI

Strada

La mia prima 100

Inserito da Franz Rossi il 22/03/2010 alle 09:47 nella sezione strada/1418/vc

Un buon cronista dovrebbe saper dividere le sensazioni derivanti dalle esperienze personali dai meri fatti e raccontare questi ultimi.
Probabilmente non sarò un buon cronista, o forse più semplicemente, come ogni debutto su una distanza sfidante (vi ricordate la vostra prima maratona?) porta con se un carico di emozioni che si depositano in fondo all’animo e quando si racconta fanno capolino tra le parole.
Quindi come prima cosa metto i risultati:

pospettatletacatpos cattimenote
5270Stefano GiannettiMM45149.33.43campione sociale assoluto
74203Marco DariMM55510.06.37campione sociale categoria
77201Paolo QueiroloMM501210.08.40
83200Franz RossiMM452410.18.30
106198Paolo ValentiMM55710.47.35
127202Gianluca NicoliniMM453411.33.39
133199PierMario SassoMM60311.46.40campione sociale categoria

E poi riprendo la storia, avvisandovi fin d’ora che è bella lunghetta.

Domenica 21 marzo, primo giorno di primavera, il cielo è grigio in quel di Seregno e la nebbiolina è indecisa se trasformarsi in pioggia o se restare acqua nebulizzata.
In 260 (tanti i partenti, anche se solo 170 taglieranno il traguardo) gironzoliamo presso il centro sportivo Porada, esorcizzando con battute e sorrisi il timore (nel mio caso) o il rispetto per la gara che stiamo per affrontare: la 100km di Seregno.
Vale per il campionato italiano assoluti e master, ma noi lasciamo a Calcaterra & C. l’ingrato compito di fare le strategia sugli avversari, noi ci accontentiamo di sopravvivere (nel mio caso) o di puntare ad un tempo migliore per chi questa distanza l’ha già corsa.
Il palazzetto è affolato di atleti e amici venuti qui a dare sostegno morale.
Il gruppetto dei sette Road (di cui in tre al debutto) è tutto presente, salvo Gianluca che sabato si è attardato fino alle 2 in discoteca e che arriverà giusto in tempo per la partenza.
A sostenerci Pietro con il suo immancabile sorriso (che poi andrà a Milano a correre la mezza) e Daniela che si è offerta di farci da lepre per i primi 20 km.

La partenza della gara è rilassata come non mi era mai capitato.
Nessuna fretta di guadagnare una posizione o due, nessuna angoscia di non riuscire a mantenere il ritmo prefissato, un sano cameratismo nell’aria, con gli esperti che danno gli ultimi consigli ai “boccia”.
Subito prima della partenza rivedo Lorenzo Trincheri che ha intenzione di fare solo 70km in preparazione alla Marathon des Sables che ci sarà tra due settimana. Ci salutiamo e mi augura “buon viaggio” che è lo stesso saluto che ci scambiamo con la Compagnia dei Viaggiatori. Mi sembra un segnale positivo (a che piccole cose il nostro animo si appende!) che si somma ai consigli ricevuti sabato da Claudio Sterpin in una telefonata capitata per caso: le conicidenze non esistono?

Bando ai pensieri new age, qui c’è una gara da fare!
Daniela è entrata tra i corridori dopo un centinaio di metri e ha preso posto davanti a me.
Non ho bisogno di pensare, basta che la seguo al suo ritmo e i primi 20 se ne andranno senza stress psicologici.
Il mio programma è semplice: seguire Daniela fino al 20esimo, aumentare un po’ quando lei si fermerà per passare il 50esimo (il primo giro del percorso) sotto le 5 ore.
Da lì affrontare la gara vera (per me), quella che mi porterà a difendermi dalla fatica nella zona che non conosco.
Ho già affrontato gare lunghe, ma tutte in montagna dove lo sguardo si perde verso le vette, la fatica si diluisce nei panorami, l’assetto di corsa cambia continuamente e il passo e la corsa si alternano seguendo i ritmi del terreno.
Qui a Seregno mi aspettano 100km di asfalto, tutti da correre.

Abbiamo lasciato PierMario già nei primissimi chilometri, ci alterniamo con Paolo Q. e Paolo Baldon (un ex RRCM che spesso corre con noi), Marco è filato avanti ad un ritmo di 5’45″/km mentre Paolo V. (come al suo solito) è volato nei primi km a ritmi da maratona.
Stefano Giannetti, tra i nostri l’unico che punta a scendere sotto le 10 ore, è partito determinato al suo passo. Di Gianluca abbiamo perso le tracce dopo il primo km.
Scherziamo e corriamo. Io ho fatto partire la scatola nera. Sto registrando ogni sensazione della gara e del percorso perché voglio averli ben chiari quando ripercorrerò il secondo giro.
Impariamo a conoscere le altre persone che corrono con noi, in particolare c’è Gianluigi (Gigi per tutti) un atleta dei Marciacaratesi che viene salutato con entusiasmo ad ogni incrocio.
Siamo anche entrati in simpatia di due cameraman che da un furgone con la scritta “ciclimo rosa” ci riprendono ad ogni ristoro: probabilmente vedere una ragazza che guida un gruppetto di una decina di uomini li incuriosisce.

Passiamo la mezza, il mio crono dice 2:00, appena appena più veloci del previsto. Daniela ci saluta.
Cerco di tenere un passo tranquillo, ma al 24esimo c’è una discesa che ti porta dentro il parco di Monza e le gambe girano.
Ristoro del 25esimo, mi obbligo come sempre a bere anche coca e mangiare qualcosa. Devo nutrirmi anche se non ho fame.
Riparto, sono solo, ma dopo qualche centinaio di metri mi affianca Michele Melacarne del Montagnetta Skyrunner’s Team. E’ un trailer con cui condividiamo la passione per la montagna, ha un passo decisamente più veloce del mio (probabilmente stavamo viaggiando intorno ai 5’20”) e per poter chiacchierare con lui proseguo a quel ritmo fino al ristoro successivo, da cui scorgo Marco e Paolo Q. che proseguono al loro ritmo.
Saluto Michele e mi metto in scia dei due “esperti delle 100”.
A quanto pare, però, le gambe non ne vogliono sapere di rallentare. Dopo un paio di km corsi con Marco, seguito da Paolo allungo di nuovo.
Riprendiamo Michele e lo lasciamo indietro, arriviamo al 30km dove si ricongiunge il percorso della maratona (che nel parco di Monza faceva 8km di meno).

Una breve digressione sulla segnalazione chilometrica: l’Organizzazione (ottima in ogni suo aspetto) aveva segnato il percorso ogni due km, per cui trovavi il cartello con scritto 2-52 e quello successivo 4-54… e via così.
La cosa era abbastanza curiosa, tu passavi il cartello del 30 e ti rendevi conto che la seconda volta saresti stato all’80esimo.
Anche da un punto di vista di calcoli era tutto molto facile.
Io usavo i 10km/h come riferimento (6’/km) al 30esimo dovevo passare in 3 ore, all’85esimo in 8 ore e mezza, insomma tutto molto immediato.
Al contrario, ovviamente, c’era il fatto che eri al 75esimo e sapevi che, se tutto andava bene, ti mancavano ancora due ore e mezza…

Continua la progressione con Paolo Q. Intorno al nostro 40esimo veniamo raggiunti dal primo atleta della maratona, seguito a breve dal secondo, mentre il terzo e il quarto stanno ancora battagliando.
Ne compariamo lo stile e la velocità, siamo in una tribuna d’onore: quando mai ci capiterà di essere negli ultimi km di una maratona al secondo posto?
Incrociamo Filippo Stucchi che è venuto a tifare. Ci accompagna per qualche centinaio di metri.
Dopo un sottopassaggio e una ponticello sulla ferrovia arriviamo al ristoro del 45esimo. Guardo incredulo il 95 che fa coppia con il 45 e penso a come arriverò nel pomeriggio a quel ristoro.
Ma si riparte subito, ci aspetta la passerella per il centro di Seregno (molto bella, l’unico posto dove c’è davvero pubblico), e poi gli ultimi km prima di finire il giro. Al 49, con già lo striscione a vista, ci obbligano ad un km all’interno del parco di Seregno (dove si disputa anche la 6 ore di Seregno).
L’unica cosa che riesco a pensare è che al secondo giro devo essere preparato a questo extra sforzo.
E finalmente è il 50esimo.

Al ristoro vediamo che Marco ci segue a poche decine di metri. Ripartiamo cercando di esorcizzare la fatica.
Dentro di me penso a come sentivo leggere le gambe quella mattina nello stesso punto.
Incrociamo Luca Speciani che ci accompagna per qualche metro e poi torna alla partenza.
In lontananza vediamo Paolo V. che sta camminando. Lo raggiungiamo e lo esortiamo.
Il nastro che avevo registrato nella mia memoria si sta svolgendo e rivivo tutti i passaggi del mattino: il ristoro del 5 (ora 55) cui non mi ero fermato; la curva secca a sinistra e l’inizio della salita (la mattina ero salito agile, adesso le gambe pesano); la curva con il volontario che ci obbliga ad allargare prima del 15esimo km (ora sono 65).
Ad ogni ristoro ripartire è un po’ più doloroso.
Mi sento goffo come un pinguino, i quadricipiti sono indolenziti e per un km buono dopo ogni sosta non ne vogliono sapere di andare, così invece di correre mi trascino con poco stile.
Ho in mente il consiglio di Claudio SterpinFranz mai camminare, magari corri a sette al km, ma corri. Il gesto della camminata, se non sei un marciatore, ti frega.
E io da bravo soldatino mi impongo sempre di correre.

Adesso l’obbiettivo è solo il prossimo cartello.
La mente corre avanti e mi dice “dai che tra un po’ c’è il parco di Monza”, ma io la obbligo a stare con i piedi per terra e ripeto tra me e me, come in un mantra, il numero del prossimo chilometro.
Dopo il 20esimo (ora 70) c’era la mezza. Ma hanno sbaraccato il tappeto dopo il passaggio della maratona.
Così salto avanti al cartello del 72 e poi il 74 e poi la discesa e il parco di Monza.
Ho lasciato Paolo Q. e mi raggiunge Marco. E’ ancora in bella spinta. Indossa una maglietta in cui ricorda un amico, Angelo, prematuramente scomparso.
Ad ogni ristoro mi fila via nel primo km, poi per due km lo tengo nel mirino e nei due successivi lo riagguanto.
Funziona all’80esimo ma non all’85esimo dove lui prosegue al suo ritmo mentre io sto calando inesorabilmente.
Un po’ prima dell’84esimo trovo Robino e Stefano venuti ad incitarci.
Corrono con me un km, e poi tornano indietro a recuperare gli altri.
E’ un momento di relax nella fatica che adesso si fa sentire.

All’88esimo trovo GianPaolo che mi offre della coca e mi spinge a pensare alle 10 ore.
Incredulo faccio due conti: se riuscissi a tenere i 6’/km fino in fondo finirei una manciata di secondi prima delle 10 ore.
Sarebbe un traguardo incredibile. Fino a stamattina pensavo solo a finire in meno di dodici.
Ma devo concentrarmi e risparmiare ogni secondo. E qui faccio l’errore (forse l’unico) della gara.
Al ristoro del 90esimo non mi fermo.
Mi dico sono solo dieci km, non ho fame ne’ sete, posso andare a chiuderla così.
Dopo due km vado a sbattere direttamente contro il muro: gambe vuote. La sensazione che ad ogni appoggio il quadricipite si sgonfiasse del tutto.
Sfiga vuole che è il pezzo con un paio di salite.
La testa è ancora forte, e mi impongo di ripartire. Ma niente da fare. Devo camminare ancora un po’.
Uso il vecchio trucco degli obbiettivi (al semaforo si riparte e si corre) ma anche così miseramente fallisco.
Paolo Q. mi recupera e mi incita, ma non ne ho davvero più. Devo camminare.
Provo a correre un po’ su una discesa, ma alla salitella che segue cedo di nuovo.
Finalmente c’è il ponticello e oltre so che c’è l’ultimo ristoro.

Insieme al ristoro, al 95esimo trovo anche la lieta sorpresa di Mauro che è sceso a tifarci.
Mi dice che devo andare che sono a buon punto.
Io mangio zucchero e bevo the caldo, e riparto in scia a due ragazzi che mi avevano superato nel frattempo.
So che tra breve c’è il passaggio per Seregno e poi ancora un paio di km e poi il parco e poi finalmente l’arrivo.
Guardo il crono, a questo punto l’obbiettivo è stare sotto le 10.30.
Affronto la piazza, la gente incita, un signore mi dice: “vai che quello davanti è in difficoltà, lo stai per prendere”.
Gli sorrido, ma l’unico sentimento che ho nei confronti del fratello lì davanti è di solidarietà.
Quando lo raggiungo lo incito ad unirsi a me.
Ho ripreso ad andare e sto spingendo.

Le gambe hanno nella loro memoria le sensazioni della cavalcata finale di domenica scorsa a Treviso.
Sto rivivendo le stesse sensazioni, anche se la velocità è molto minore.
Prima dell’ingresso al parco c’è Pietro che mi incita e mi fotografa. Penso con curiosità a che faccia avrò in questa foto.
Nel parco mi sembra di poter allungare.
Guardo il cielo grigio e penso con stupore che ce l’ho fatta, ho corso 100km (con uno sconticino di qualche km al passo, è vero).
Ultima curva, di nuovo Pietro e la sua macchina fotografica.
Scivolo sul fango, è una staffilata all’adduttore, ma mi raddrizzo è spingo.
Il traguardo è lì in fondo, meno di cento metri dopo 99,9 km.
La speaker pronuncia il mio nome.

Dopo l’arrivo, con la termica sulle spalle, ricevo i complimenti di Pietro e anche di Enrico e sua moglie che non si aspettavano di vedermi.
C’è Ettore Brolo con Migliorini a rappresentare la Fidal, mentre Giorgio Molteni è ancora lì, a testa bassa, a far procedere l’organizzazione dell’evento.
Mi avvio al ristoro. Scherzo con le signore e accetto con gratitudine la birra che Pietro è andato a comperare per me.
Chiedo degli altri, incorcio Paolo Q e Marco (entrambi felici del loro tempo), incrocio Stefano che è campione sociale del Road, incontro Silvio che non perde l’occasione per immortalarmi in varie foggie (vedi la fototeca) e finalmente accolgo all’arrivo Paolo Valenti nostro lider maximo in questa avventura tra gli ultramaratoneti.
E’ contento della squadra, è contento del suo tempo anche se recrimina per il poco fondo.
Mando un pensiero a PierMario e Gianluca, ancora sul percorso, ma vado verso l’auto: adesso voglio solo rientrare nella normalità.
Accendo il cellulare, decine di sms di amici che mi augurano una buona gara o che chiedono come sia andata.
Mentre torno a casa, telefono e racconto, racconto, faccio uscire tutte le sensazioni e i pensieri raccolti in queste 10 ore (e 18 minuti) di strada.

Franz

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