Inserito da Andrea Vasco il 09/09/2008 alle 17:04 nella sezione triathlon/1418/vc
“Oggi Montecarlo è divisa in due: chi ha il braccialetto arancione e chi no”.
Questa frase pronunciata dal capo-spedizione Marco apre l’avventura dell’anno per tre tri-rookie-Road: Leone, Galliena, Vasco. Di cosa stiamo parlando? Dell’IronMan 70.3 di Montecarlo, probabilmente il mezzo IM tra i più duri disponibili nel circuito.
Il menù prevede 1.9 km a nuoto nella fantastica cornice della Costa Azzurra, con partenza dalla Transiction Zone posta nella spiaggia di Larvotto; 90 km di ciclismo con 1700 metri di dislivello nell’entroterra Monegasco, con tre GPM pedalabili da rispettivamente 20 (Col de Guerre, subito in partenza), 10 e 7 km di lunghezza (circa), gli ultimi due intervallati da una fantastica sezione pianeggiante di circa 15 km su una superstrada distesa nella vallata tra il Col de Calaisson e Cotè de Laghet, attraverso la Pointe, Cantaron, Drap fino a la Trinitè; a chiudere la mezza maratona ricavata sul percorso del circuito di Formula 1, da percorrersi 4 volte “e mezza”, con il suggestivo passaggio per il tunnel, la Rascasse, le Piscine, la successione di curve a gomito del Mirabeau e la temibile salita al seguito della curva di Saint Devote (circa 1 km al 10-15%) al cui culmine è anche posizionato l’arrivo. Per maggiori info: sito ufficiale Monaco 70.3
Troppe sarebbero le parole da spendere per raccontare degnamente un’avventura del genere, per cui forse è il caso di dare solo alcuni spunti.
Atmosfera
Assolutamente magica, indescrivibile, da provare a tutti i costi. Una gara impeccabile, un’organizzazione impeccabile, uno spirito orientato costantemente non al risultato assoluto, ma al “finisher”, a colui che porta al termine la sua prova dando il meglio di sé, sia “tanto” o “poco” non importa. Un mastodonte che si prende in carico un migliaio di persone e le tratta tutte come dei re, con professionalità, cortesia, gogliardia, precisione maniacale dei dettagli e rispetto è un’organizzazione verso la quale si può solo rivolgere il migliore degli “inchini con tanto di cappello”.
Senza dimenticare che è un’organizzazione capace di bloccare e regalarti per un giorno una location mica-da-ridere come Montecarlo!
Sarà pur vero che in quanto a distanze un mezzo IM è praticamente equivalente ad un doppio olimpico, quindi non ha molto senso dal punto di vista economico optare per un 70.3 all’estero piuttosto che ad un D.O. sotto casa se si ricerca “la distanza”. Ma c’è tutto un contorno che è il vero valore aggiunto, dall’assistenza ai ristori, al rispetto delle regole (prima di tutte: il no-draft. Nella mia unica gara italiana con questo regime ho potuto appurare con mano quanto denunciato da triathleti di vecchio pelo sia a voce che su riviste specializzate), al clima internazionale, al calore della gente.
Insomma un bel bagaglio di esperienza da rivevere ancora, e ancora, e ancora nei prossimi anni (con la tendenza al raddoppio della distanza) e da tenersi nel cuore nella bagarre delle nostre gare nazionali.
Immagini e suoni
L’immagine della partenza, con il sole ancora timido sotto il pelo dell’acqua a disegnare un profilo spettrale; poi il frastuono di 2000 braccia sull’acqua, un boato indescrivibile nel mezzo del silenzio monegasco; quindi l’immagine del sole crescente agli ultimi 800 metri sull’acqua, le “mille scintilline” sul pelo d’acqua (cfr. Forrest Gump), i raggi di sole riflessi dai celebri palazzoni a riva; gli spettacolari panorami in bicicletta, il calore della folla lungo il percorso, il senso di solitudine che hai nel no-draft; la magia della mezza maratona corsa in uno degli scorci più suggestivi e ricercati del pianeta, la festa che si respira in ogni angolo, il passante che rimane per tutto il tempo nello stesso punto del percorso e applaude ogni singolo triatleta con enorme foga; infine il tappeto rosso, le due ali di folla, gli speaker che leggono il tuo nome e chiamano l’applauso, le cheerleaders che ti dedicano un balletto, il passaggio sotto il ponte, con il tuo tempo stampato sopra e un boato nel tuo primo passo da finisher. Una crescente consapevolezza, all’arrivo: forse che forse sei davvero nato per vivere tutto questo.
Prestazioni
Tre Road partiti, tre Road arrivati… In maniera decisamente soddisfacente, calcolando la loro breve esperienza nella triplice e soprattutto il fatto che Monaco è stato l’esordio assoluto sulla distanza mezzoIM. Di seguito i risultati:
| NUM | NOME | CAT | SWIM 1.9 KM | T1 | BIKE 90 KM | T2 | RUN 21.1 KM | TOT | POS | POS CAT |
| 336 | LEONE STEFANO | M30 | 0.34.54 | 00:04:54 | 3.08.11 | 00:03:47 | 1.41.24 | 05:33:10 | 316 | 80 |
| 113 | VASCO ANDREA | M25 | 0.38.56 | 00:05:50 | 3.19.24 | 00:06:21 | 1.43.42 | 05:54:13 | 479 | 49 |
| 910 | GALLIENA MARCO | M40 | 0.44.57 | 00:06:31 | 3.36.50 | 00:06:29 | 2.17.12 | 06:51:59 | 789 | 144 |
Conclusioni
C’è da ritenersi soddisfatti ed orgogliosi per quanto fatto. Ognuno dei protagonisti porta e porterà sempre nel cuore i segni di questo Iron-debutto, al culmine di un climax personale (che è ben lontano dall’essere finito) che segna una stagione indimenticabile. Secondo le proprie capacità e possibilità, ognuno sta dando il suo meglio, ognuno si sta mettendo in gioco per portare in cascina una nuova piccola e meravigliosa conquista, di mese in mese. Ed è questo quello che importa, alla fine.
In mezzo a monolocali da 6 milioni di euro, Ferrari, Bentley, Porsche, vestiti scintillanti e bollicine di champagne da 400 euro la bottiglia 3 Road, assieme ad altri 1000 fratelli, hanno restituito a Monaco una dimensione forse più umana e meno consumistica. Almeno questo mi è parso di intravedere tra gli sguardi di chi mi ha dovuto cedere il passo lui a bordo del Ferrari, io della mia amatissima iron-bicicletta. Con la medaglia da finisher al collo fissata con sguardo “voglioso” dal Ferrarista, quella medaglia che non puoi comprare, ma puoi solo guadagnarti.
AUW! (l’avete sentito, domenica verso l’una?) W il Road!
Andrea
Ps: non dimentichiamoci di chi, domenica, ha corso e magari debuttato a Cremona. Bravi a tutti, fatevi sentire, battete un colpo!



